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In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

giovedì 20 luglio 2017

Tutte (o quasi) le serie a cartoni cristiane – prima parte


Alcuni momenti biblici in Superbook (fonte)
Da tempo stavo pensando a un nuovo post di tenore più leggero, sempre per tener fede all’impegno di non scrivere solo di “gente morta”. Lo spunto mi è venuto quando mi sono resa conto che non esiste in Rete un elenco il più possibile completo delle serie a cartoni animati sulla Bibbia o di ispirazione cristiana, almeno quelle arrivate in Italia.
Altri blogger si dilettano a comporre, ad esempio, dei listoni più corposi circa i cartoni giapponesi coi robot: ho preso spunto da loro per elencare tutte le serie (magari sui lungometraggi potrei fare un discorso a parte) di cui ho memoria. In gran parte dei casi, se le ho viste, inserisco anche qualche piccolo ricordo personale. Quando i nomi sono cambiati rispetto all’originale, uso quelli adoperati nell’edizione italiana.
Se ne ricordate altre, aggiungetele nei commenti o scrivetemi in privato; ho deciso di spezzare il post in due, sennò veniva troppo lungo. Adesso siete pronti a tuffarvi con me nel Grande Libro?


sabato 8 luglio 2017

Carla Ronci, con la Croce sotto gli abiti alla moda

Una delle foto più famose di Carla (no, non è una pubblicità della Piaggio...)
Chi è?

Carla Ronci nacque a Rimini l’11 aprile 1936, primogenita dei tre figli di Mario Ronci e Jolanda Casalboni. Visse con la famiglia a Torre Pedrera, in provincia di Rimini, crescendo come tante bambine e ragazze del suo paese. Ancor prima di iniziare le scuole elementari, a sei anni, fu ammessa ai sacramenti. Terminata la quinta elementare, fu inviata a lezione di taglio e cucito; in seguito, aiutò nel piccolo negozio di frutta e verdura gestito dalla madre.
La sua adolescenza spensierata, trascorsa nel lavoro e in piccoli svaghi come andare a ballare e leggere le riviste femminili, ebbe un mutamento di rilievo nel 1950: Carla, che già conosceva le suore Orsoline di Gandino, iniziò a interrogarsi sul perché si dedicassero senza risparmio ai figli degli altri. Cominciò, in seguito, a frequentare la parrocchia di Torre Pedrera: s’iscrisse all’Azione Cattolica e scelse il parroco, don Napoleone Succi, come direttore spirituale.
Nel 1955 Carla manifestò ai genitori di voler entrare in convento, ma ricevette un rifiuto deciso; anche il suo parroco, inizialmente, fu dello stesso parere, perché non voleva lasciarsi portare via il suo aiuto prezioso. Alla fine, la mattina del 3 febbraio 1958, dopo aver ottenuto il consenso della madre, partì con lei per Scanzorosciate, sede del noviziato delle Orsoline di Gandino. Tuttavia, dovette lasciarlo il 24 maggio seguente: suo padre, infatti, non si era mai rassegnato alla sua decisione.
Carla riprese la sua vita di sempre, finché, nel 1960, non sentì parlare dall’amica Teresa Ravegnini dell’Istituto Secolare “Ancelle Mater Misericordiae”, fondato a Macerata dal canonico Filippo Piccinini. L’anno seguente, dopo un corso di Esercizi spirituali nella Casa madre dell’Istituto, domandò di esservi ammessa: emise i primi voti il 6 gennaio 1962 e quelli definitivi dopo un anno esatto.
Nell’aprile 1969 ebbe i primi sintomi di un tumore ai polmoni: fu dunque portata all’ospedale Sant’Orsola di Bologna e da lì, il 1° aprile 1970, alla casa di cura “Villa Maria” di Rimini, più vicino a casa. Morì il giorno dopo, il 2 aprile 1970, alle 17.05; di lì a poco, avrebbe compiuto 34 anni.
La sua causa di beatificazione si è svolta nella diocesi di Rimini dal 1982 al 1986. Il 7 luglio 1997 il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò l’approvazione del decreto con cui Carla Ronci, i cui resti mortali riposano nella chiesa parrocchiale della Beata Vergine del Carmine a Torre Pedrera, poteva essere dichiarata Venerabile. 

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venerdì 7 luglio 2017

Monsignor Mario Delpini, un vescovo ottimista

Lo stemma vescovile di monsignor Delpini (fonte)


Chi è?

Mario Delpini (nome completo Mario Enrico) è nato a Gallarate, in provincia di Varese e diocesi di Milano, il 29 luglio 1951, ma è cresciuto a Jerago con Orago. Dopo aver frequentato le medie e il ginnasio nella scuola statale di Arona, è entrato nell'ottobre 1967 nella sede di Venegono Inferiore del Seminario arcivescovile  di Milano.
È stato ordinato sacerdote il 7 giugno 1975. Dal 1975 al 1985 è stato professore di Lettere antiche nella sede di Seveso del Seminario di Milano, poi, fino al 1987, ha insegnato la stessa materia nella sede di Venegono Inferiore, dove all’epoca era ospitato il Ginnasio-Liceo.
Dopo un periodo di due anni come prete-studente a Roma, dove ha conseguito la Licenza in Teologia Patristica presso l’Istituto Patristico Augustinianum, è diventato Rettore del Liceo del Seminario, a Venegono, mantenendo l’incarico fino al 1993 e continuando l’attività di docente. Da allora e fino al 2000 è stato Rettore del Quadriennio Teologico. Per sei anni, ossia fino al 2006, ha avuto il ruolo di Rettore Maggiore del Seminario di Milano.
Nel 2006 è diventato Vicario Episcopale per la Zona Pastorale VI (Melegnano) della diocesi di Milano. Il 13 luglio 2007 è stato nominato da papa Benedetto XVI Vicario Episcopale della stessa diocesi, col titolo vescovile di Stefanico, venendo ordinato dal cardinal Dionigi Tettamanzi il 23 settembre dello stesso anno. Nel luglio aprile 2012 ha avuto la nomina a Vicario Generale della diocesi di Milano. Oggi, 7 luglio 2017, è stato nominato da papa Francesco Arcivescovo di Milano.

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lunedì 26 giugno 2017

Andrea Zambianchi, «sacerdote nel cuore» come don Lorenzo Milani


Chi è?

Andrea Zambianchi nacque a Forlimpopoli il 13 ottobre 1966, primogenito di Angioletto Zambianchi ed Eleonora Campri. La sua formazione umana e religiosa passò anzitutto per la parrocchia di San Pietro a Forlimpopoli, sotto la guida del parroco don Roberto Rossi, dove s’impegnò come catechista. Entrato in contatto col carisma vincenziano dopo un’attività di volontariato con le Figlie della Carità di San Vincenzo De Paoli, sviluppò un forte interesse verso le persone povere ed emarginate.
Nel giugno 1988 subì il distacco della retina dell’occhio destro, del quale perse l’uso nonostante fosse stato operato, ma riuscì ugualmente a laurearsi in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Iniziò poi a collaborare con varie testate giornalistiche, oltre che per alcune riviste cattoliche, con articoli su temi come l’aborto, la fame nel mondo, l’impegno dei giovani.
Nel 1992 entrò al Collegio Alberoni di Piacenza, per prepararsi all’ingresso tra i Padri Vincenziani. Tuttavia, dopo aver attentamente riflettuto, dall’anno seguente passò al Seminario Regionale di Bologna: era troppo forte in lui il radicamento nella vita parrocchiale e diocesana, pur senza dimenticare l’impegno per i più poveri.
Il 19 dicembre 1995 presentò domanda per ricevere il Lettorato, ma proprio quell’anno fu colpito da un tumore al fegato, al pancreas e a un polmone. S’impegnò per cercare di concludere la tesi di baccellierato, che volle dedicare a don Lorenzo Milani e al suo rapporto con la Chiesa. S’iscrisse anche all’esame di selezione per la facoltà di Psicologia a Cesena, dove sperava di capire meglio i giovani e i malati mentali.
Morì in casa sua, a Forlimpopoli, nella notte tra il 22 e il 23 settembre 1996; venti giorni dopo, avrebbe compiuto trent’anni.

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venerdì 23 giugno 2017

La biblioteca di “Testimoniando” #16: “Sacro Cuore – Da Maria Maddalena a Madre Speranza, il volto femminile della Misericordia”


Per ricordare a dovere la solennità del Sacro Cuore di Gesù, che quest’anno cade oggi, avevo un po’ di figure da poter presentare. Tuttavia, si trattava o di sacerdoti, o di persone che hanno speso la vita per essi. Così, visto che settimana prossima, a Dio piacendo, pensavo di pubblicare altri post su quel genere, ho pensato di acquistare e recensire un libro uscito nel 2015, ma valido anche per gli anni a venire.

martedì 20 giugno 2017

Don Primo Mazzolari, obbediente "in piedi"

Don Primo nel suo studio (fonte)
Chi è?

Primo Mazzolari nacque a Cremona, più precisamente nella frazione Boschetto, il 13 gennaio 1890, primogenito dei cinque figli di Luigi Mazzolari, contadino affittuario, e Grazia Bolli. Nel 1900 si trasferì con la famiglia a Verolanuova, in provincia e diocesi di Brescia, ma due anni dopo, terminate le elementari, scelse di entrare nel Seminario della diocesi di Cremona.
Dopo aver superato una crisi vocazionale molto seria, fu ordinato sacerdote nel 1912 nella chiesa parrocchiale di Verolanuova. Rimase per un anno come vicario cooperatore a Spinadesco, poi fu trasferito a Santa Maria del Boschetto, la sua parrocchia natale. Dall’autunno 1913 e per circa due anni, don Primo fu insegnante di Lettere al ginnasio del Seminario di Cremona.
Negli anni della prima guerra mondiale si offrì come cappellano militare volontario, ma appena fu congedato, chiese al suo vescovo di non riprendere l’impegno di docente, per stare a contatto con la gente delle parrocchie. Dal dicembre 1921 fino al luglio 1932 fu parroco a Cicognara, un paese a forte componente socialista: ideò iniziative per avvicinare chi si era allontanato dalla Chiesa, ma cominciò anche a preoccuparsi dell’avanzata del fascismo.
Trasferito a Bozzolo nel 1932, iniziò una feconda attività di scrittore, incorrendo però nella censura ecclesiastica e fascista. Alla caduta del regime, per lungo tempo dovette vivere in clandestinità, rifugiatosi nel secondo piano di casa sua. Dopo la Liberazione, riprese a scrivere, pubblicando anche un quindicinale, «Adesso», dal forte impianto battagliero; tuttavia, non mancarono nuovi divieti dalla Santa Sede.
I primi segnali a lui favorevoli si ebbero quando monsignor Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano e futuro papa Paolo VI, lo invitò tra i predicatori della grande Missione di Milano del 1957; nel febbraio di due anni dopo, don Primo fu ricevuto da papa Giovanni XXIII. Morì poco più tardi, il 12 aprile 1959. La sua tomba si trova nella chiesa parrocchiale di San Pietro a Bozzolo.
Il 2 aprile 2015 la Santa Sede ha concesso il nulla osta per l’avvio della sua causa di beatificazione, che inizierà nella diocesi di Cremona, con tutta probabilità, il prossimo autunno.

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lunedì 12 giugno 2017

Squarci di testimonianze #18: i giovani di Parabiago e il loro "Prete Jouer"

Un fotogramma del video "Prete Jouer"

L'estate è il periodo in cui, solitamente, si ricordano gli anniversari di ordinazione dei sacerdoti. Però è anche il momento delle attività estive, come l'oratorio feriale e i campi in montagna, dove spesso risuonano le note di vari balli di gruppo. Immancabile è Gioca Jouer, brano uscito nel 1981 a firma del disc-jockey, poi produttore musicale, Claudio Cecchetto.
I giovani della parrocchia dei Santi Gervaso e Protaso a Parabiago (in provincia e diocesi di Milano), parte della Comunità Pastorale Sant'Ambrogio, hanno pensato bene di unire questi due aspetti in un rifacimento di quel ballo in chiave... sacerdotale.